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Assaporare una seada significa percorrere un misterioso viaggio attraverso i cinque sensi.

Vista, gusto, tatto, olfatto, udito: negli infiniti rimandi dell’estasi della percezione sono coinvolti tutti. Fatalmente.

La vista

La prima ad essere interessata è la vista, che trae piacere dal colore dorato della sfoglia, si esalta alla visione del mare biondo (ora più chiaro, ora più ambrato) del miele.

Lo spettacolo della morbida opulenza della seada fa pregustare delizie imminenti.

In questa prima fase si mangia ancora con gli occhi ed è bene indugiarvi un po’ per accrescere il desiderio, ma non troppo: la seada dev’essere gustata calda.

Gusto-tatto

Già al primo assaggio esplode la sensazione del gusto, ma sarebbe troppo semplice ridurre tutto ad una questione di sapore: il calore e la consistenza sono altrettanto importanti.

Con un movimento leggero e prolungato, la seada accarezza il palato: ecco che, sotto il delicato strato di miele, la sfoglia, sottile e liscia, si scioglie ancora tiepida in bocca, sprigionando un cuore di morbido e fresco formaggio.

E’ un’emozione coinvolgente, un dolce contrappunto di sapori, tepori, tenerezze, in cui gusto e tatto si confondono.

L’olfatto

Non è semplice stabilire dove finisce il gusto e comincia l’olfatto…

L’olfatto, che fra i sensi è il più antico, si inebria all’intenso respiro del miele, e trae godimento dalla delicata fragranza del bianco cuore fruttato.

E’ un punto di non ritorno: la consapevolezza del piacere appena provato rende ancora più urgente il secondo assaggio…

L’udito

Per finire, perché il tripudio dei sensi sia completo, si consiglia di assaporare la seada con un sottofondo musicale molto soft.

La liquida melodia del vino versato nei bicchieri farà il resto.

Eccetera eccetera…

Visto che i sensi sono già accesi, l’ideale sarebbe gustarla in dolce compagnia…